l'otto settembre 1943
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l'otto settembre 1943
da un blog di palermo
8 settembre, da non dimenticare
di Giovanni Oliveri il 8 Settembre 2009 alle 1:34:46
8 settembre, da non dimenticare
di Giovanni Oliveri il 8 Settembre 2009 alle 1:34:46
Palermo subì la guerra e i bombardamenti. La preparazione dello sbarco in Sicilia degli Alleati costò alla nostra città, ai nostri parenti, lutti e sacrifici. Mia madre ancora non si capacita perché “’dri cornuti r’ingrìsi” bombardassero con tutti quegli aerei che oscuravano il cielo, mentre gli americani, che non hanno perso il vizio di essere pasticcioni, lanciassero bombe su qualsiasi cosa si muovesse e senza pensarci su. “Finiscila la pasta, mangiala tutta!” mi diceva bambino e anche dopo, lei che non mangia più attuppatieddri perché quand’era sfollata aveva conosciuto i morsi della fame e l’unico alimento per quasi un anno che mia nonna riusciva a procurare, barattando e facendosi pagare in alimenti, erano attuppatieddri e qualche uovo, a volte una gallina.
Pane di farina scura, credo di segale, di olio appena l’odore.
Mamma è nata sotto il fascismo, così mio padre che mi raccontava sorridendo amaro che il Foro Italico era pieno di sagome di legno che simulavano la contraerea, la città era sostanzialmente indifesa, non per altro gli Alleati sbarcati per la Liberazione in una settimana erano già a Messina.
Palermo, medaglia d’oro per i bombardamenti subiti, ha pagato con tante vite e tante rovine il prezzo di una guerra che nessuno dei palermitani voleva.
L’otto settembre 1943 l’armistizio la colse già liberata dal nazifascismo ma tanti nostri concittadini si trovarono nella terribile scelta di dover cancellare un ventennio di promesse, di parole roboanti, di frenesie di grandezza, loro che erano cresciuti in quella retorica folle, giovani inconsapevoli, spesso in buona fede, senza colpe.
I nostri concittadini erano sparsi per i vari fronti di guerra e non fu facile per loro scegliere se schierarsi per la libertà o per perseguire un ideale senza futuro.
A quelli che sono caduti, che hanno sacrificato la vita, per qualunque “parte” lo abbiano fatto, vada il nostro ricordo e il nostro grazie per averci consentito di rimetterci in piedi dopo una guerra lancinante.
Oggi, caduto il fascismo e dimenticato il comunismo, dobbiamo cercare sempre di più la concordia, la pace e il lavorare assieme al di là di qualsiasi steccato e di retoriche nostalgiche.
Pane di farina scura, credo di segale, di olio appena l’odore.
Mamma è nata sotto il fascismo, così mio padre che mi raccontava sorridendo amaro che il Foro Italico era pieno di sagome di legno che simulavano la contraerea, la città era sostanzialmente indifesa, non per altro gli Alleati sbarcati per la Liberazione in una settimana erano già a Messina.
Palermo, medaglia d’oro per i bombardamenti subiti, ha pagato con tante vite e tante rovine il prezzo di una guerra che nessuno dei palermitani voleva.
L’otto settembre 1943 l’armistizio la colse già liberata dal nazifascismo ma tanti nostri concittadini si trovarono nella terribile scelta di dover cancellare un ventennio di promesse, di parole roboanti, di frenesie di grandezza, loro che erano cresciuti in quella retorica folle, giovani inconsapevoli, spesso in buona fede, senza colpe.
I nostri concittadini erano sparsi per i vari fronti di guerra e non fu facile per loro scegliere se schierarsi per la libertà o per perseguire un ideale senza futuro.
A quelli che sono caduti, che hanno sacrificato la vita, per qualunque “parte” lo abbiano fatto, vada il nostro ricordo e il nostro grazie per averci consentito di rimetterci in piedi dopo una guerra lancinante.
Oggi, caduto il fascismo e dimenticato il comunismo, dobbiamo cercare sempre di più la concordia, la pace e il lavorare assieme al di là di qualsiasi steccato e di retoriche nostalgiche.

Maggie50- Nonna Belarda/Nonno Geppo

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09.05.50
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Località: verona
Occupazione/Hobby: segretaria -leggo, scrivo, so fare l\\\\\\\'origami.
"Chi sei" in poche parole: sono una persona socievole, è la prima volta che parlo scrivendo
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