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Il pensiero liquido

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Messaggio Da Betty Boop il Mer 9 Gen 2008 - 14:48

“La più grande angoscia dell’uomo di oggi? Superare l’insicurezza globalizzata, riuscire a navigare senza àncore, senza ormeggi..” In natura i liquidi non hanno forma propria ma quella del contenitore, e noi, oggi, viviamo senza valori, modelli di riferimento, strutture precise. “L’esempio della massima fluidità è la rete, combinazione di connessioni e di sconnessioni. In una struttura entri e resti, nella rete hai facilità relativa a collegarti ma, ed è la cosa più importante, hai facilità a disconnetterti”. Un mondo incompleto, il nostro, dove tutto può essere superato da altro, dove cambia anche il concetto di bellezza: “si premia non il bello in assoluto ma quello del momento”.
Nel “mondo liquido” non si vive più la cultura dell’apprendimento, dell’accumulazione ma quella del disimpegno, della discontinuità e della dimenticanza. Essere in moto conta più che arrivare, le mete si spostano e perdono fascino rapidamente. Obiettivo: impedire che tutto ciò che facciamo diventi abitudine, non farsi vincolare dal passato.
“Oggi le identità s’indossano come magliette, si possono sostituire quando non servono più”. Conseguenza: anche i rapporti tra persone sono labili. Un tempo si diceva: Posso ragionare con gli altri per convincerli a fare quel che si dovrebbe”. Oggi non esistono più comportamenti corretti garantiti come stabili: nei rapporti sentimentali o al lavoro. Non si fanno progetti a lungo termine e questa fa perdere fiducia in se stessi, negli altri, nel futuro che non dà garanzie da realizzarsi per come programmati. Altra conseguenza della fluidità degli scambi: siamo tutti interdipendenti, quello che si fa a Milano ha conseguenze a Shangai, Buenos Aires, New York. Ogni singolo vive una estrema vulnerabilità che lo responsabilizza. La morale diventa un problema globale. Non possiamo più dire: “non sapevo, non lo avrei mai immaginato” come è avvenuto per l’Olocausto, quando molti si dissero all’oscuro di quel che accadeva. Con la TV e Internet siamo tutti spettatori, consapevoli della sofferenze anche se avvengono lontanissimo nel mondo. “Sapere di una carestia in Africa da giornali o libri è diverso dal vedere, in diretta, un bambino che sta morendo”. “Nella società dell’immagine, se vedi, sai. Dunque ti riguarda. E puoi anche fare qualcosa”. Nella moderna liquidità, nulla è fisso, garantito. Se tutto è mutevole, anche il mercato si adatta: i prodotti sono usa e getta, fatti per non durare nel tempo ma per essere buttati quando non sono più in voga e continuamente sostituiti. Massima libertà? Solo in apparenza, in realtà è una trappola: i consumatori non riescono a star dietro a tutte le proposte del mercato e alle mode. Dunque, non decidono in base a quel che va bene per loro, non soddisfano i loro reali bisogni ma ascoltano passivamente chi sostiene che il prodotto offerto è quello da avere assolutamente: così l’ultima moda (il telefonino, il gadget elettronico, il vestito, il ritocco fisico…) diventa irrinunciabile. Questo crea ansia, perché qualsiasi oggetto sarà dunque superato da altre proposte successive.

(Zygmunt Bauman – sociologo)

Da Psychologies (settembre 2007)


Astrolabio_61 ha scritto:e già, proprio i tempi moderni!
Molta retorica, ma le cose stanno realmente così.
Marco

Il punto sarebbe: quanto anche noi siamo nel circuito del "pensiero liquido"?

Astrolabio_61 ha scritto:
Riferendosi alla rete, ci sono dentro al 100% credo.
Marco


A me tutti gli aspetti di questi "pensiero liquido" fanno rabbrividire.
Non si può non ammettere che la realtà è diventata proprio quella descritta, soprattutto per la parte dei valori ormai perduti per sempre e per la velocità con cui cambiano le cose...
Mi chiedo dove finiranno allora le emozioni, i progetti, la semplicità, il gusto per il dettaglio e per la salutare lentezza, che porta a soffermarsi e a pensare, e quindi non solo a "usare" schiacciando bottoni?




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